Siamo tutti numeri ritardatari, dovremo tutti uscire prima o poi!

Articolo a cura di Maria Bologna, EMBA (ondecritiche.it  e marypollon.it)

Ho trovato questo film pienamente toccante, quando un’opera viene così tanto attaccata dalla critica, spesso è perchè è veramente bella!

Ho avuto il piacere di assistere alla presentazione che hanno fatto Castellitto e la moglie Mazzantini. Questa volta lei non ha scritto un romanzo, ma ha curato una sceneggiatura in continuo divenire, in evoluzione, grazie all’interazione costante con gli attori.

Si è trattato di un grande lavoro di sottrazione, ispirato a Pasolini, che ha ridato dignità agli “ultimi”.

I protagonisti, una volta ancora, sono infatti gli “ultimi”, gli emarginati come osservatorio privilegiato sull’umanità, gli inadatti, che compaiono dalla scena inziale in cui la  mamma tedesca di Chicano (straniera, instabile, malata di mente, come alcune che anch’io ho conosciuto…)  recita il ruolo di Antigone.

Fortunata è infatti una moderna Antigone, costantemente alla ricerca della propria felicità e libertà e costantemente repressa dai maschi che ha attorno, in perenne lotta per affermazione o semplice sopravvivenza.

Fortunata, la donna gladiatrice, la Madame Bovary di periferia,  è un personaggio che corre perennemente e che assieme a tutti gli altri protagonisti del film farà una vera e propria terapia, permettendo a tutti di cambiare e di “ruotare” la loro posizione nel mondo.

Lo psicoterapeuta interpretato da Accorsi, Chicano, l’ altro incapace di vivere in questo mondo, l’ex marito violento …

tutti si riveleranno pian piano diversi da ciò che sono all’inizio dell’opera e cambieranno in qualche modo ritrovando una versione diversa di loro stessi.

Tentare la fortuna non è reato e non è peccato

Fortunata è la donna che corre perennemente, una parrucchiera a domicilio, sfrontata; corre costantemente senza guardare dove va.

L’ottima Jasmine Trinca trionfatrice a Cannes ha dovuto fare sul suo personaggio un lavoro che parte dalla postura, sul non avere equilibrio e centro, correndo per cinque chilometri al giorno sulle zeppe per allenarsi.

(lo studio del comportamento, gli atteggiamenti del personaggio per un attore potrebbero venire a volte anche prima dello studio psicologico del carattere da interpretare).

L’ex marito è drammatico, sgrammaticato, arrabbiato, maschio della banlieue di Torpignattara dove la popolazione cinese balla sotto la pioggia mentre si compra tutto.

Interessante vedere come Castellitto sceglie di rappresentare come in lui scatti la violenza (la scena della bottiglia di Fernet) e la difesa di lei, inadatta, ma che muterà pian piano lungo il corso della storia…

Cambierà anche lui, dallo stupratore latente incapace di gestire l’emancipazione della protagonista (o meglio il tentativo di emancipazione) all’uomo per bene, sempre in relazione con la finestra sul cortile… Che prima viene tenuta chiusa in segno di vergogna e poi verrà aperta in segno di libertà…

La presenza delle comunità straniere è come anticipato un vero e proprio personaggio della trama, (i cinesi che via via si comprano tutto, cambiano insegna e si rubano i sogni, anche quelli di Fortunata, la comunità araba con i suoi riti)

Accorsi che recita il ruolo del salvatore Patrizio è il personaggio che tutti prima o poi abbiamo conosciuto nella vita reale, bravo e strategico nell’agganciare i suoi clienti, sa bene che non solo il mondo borghese ha bisogno della psicoterapia, ma anche e soprattutto la periferia umana (il basso e l’alto sono più vicini di quanto si pensi…)

E’ il perfettamente integrato, il salvatore e maggiormente parassita al contempo

Patrizio rappresenta come dicevo quel personaggio che tutti abbiamo incontrato nella vita reale, chi rispetta le regole, (chi le conosce prima degli altri! chi conosce meglio le istituzioni da rispettare e da adorare…)  ma al contempo è il più truffatore, il più ladro di speranze!

L’amore con Fortunata gli cambierà la vita più di quanto lei possa immaginare, a partire dalla prima scena del bacio fino alla schedina giocata all’insaputa di lei..

Hai poi giocato la schedina?

Si sa mai che ti portavo fortuna, con il nome che ho…

La fortuna è l’altro protagonista del film

Nessun personaggio è del tutto giudicato, dato che è soggetto al caso

Mi piace la schedina perche posso sognare fino a che ce l’ho in tasca 

L’acquario di Genova rappresenta il luogo del trauma, su cui ritornare (con l’affogato ricorrente… ed i suoi pesci, nel liquido amniotico)

è un altro luogo chiave per i protagonisti, impegnati in questo viaggio da Torpignattara a Genova, sottoposti alla gelosia della bambina di Fortunata… e soggetti al  dolore degli abbandonati, dei traditi e dei traditori

Il problema degli orfani è il numero di versioni della realtà che  immaginano 

Patrizio avrà finalmente la possibilità di fare ciò che suo padre ha fatto, l’abbandono… andarsene e liberarsi delle responsabilità

Menzione speciale a Chicano, uomo inadatto e disarmato che ci da la chiave di lettura finale:

Dobbiamo vincere una strategia basata sull’amore.

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