La musica nuda di Chiara Ragnini, fra sogni, realismo, tanta gavetta e una vita ritmata.

Per chi bazzica nel mondo della musica indipendente italiana, il nome Chiara Ragnini risulterà familiare. 

La cantautrice ligure, infatti, ha un percorso ricco di partecipazioni a festival, rassegne e trasmissioni tv (ricordiamo, fra le più importanti, il Roxy Bar di Red Ronnie, Mezzogiorno in Famiglia RAI Due, RTL 102.5, Casa Sanremo) oltre ad aver vinto numerosi premi, fra cui il Premio Lunezia, il Premio InediTO Colline di Torino e il Premio Donida.

Alle spalle ha 7 pubblicazioni, fra cui il nuovo disco La differenza, e molti live.

A parte questa biografia riassunta, che descrive velocemente un percorso musicale veramente ricco, posso dire che Chiara è una delle cantautrici italiane indipendenti più attive che io abbia mai conosciuto.
Fra dischi, organizzazione di festival, collaborazioni e video, Chiara ha un’energia pazzesca che trasmette in tutto quello che fa: non tutti sanno, fra l’altro, che la bella ligure è anche mamma e ingegnere informatico.

Mi piace Chiara, è una di quelle persone che ti fa sempre vedere il lato positivo delle cose.

Cara Chiara, intanto grazie per l’intervista per La Musica Nuda: iniziamo con una domanda secca. Chi è Chiara Ragnini?

Chiara Ragnini è senza dubbio una sognatrice che non smette di credere in ciò che fa nonostante le numerose difficoltà che un percorso musicale possa obbligare ad affrontare al giorno d’oggi. Porto avanti le mie canzoni con grande professionalità e sudore: la gavetta non finisce mai, insomma, anche quando si diventa mamma e si alterna il tutto a pargolo e ufficio!

La tua musica negli anni ha subito un’evoluzione importante, dal più acustico Il giardino di Rose, tuo primo album, sino all’ultimo intitolato La differenza, sicuramente più elettronico. Quali panni ti senti di indossare con più naturalezza?

Sono sincera: avessi la possibilità (leggi “se pagassero di più per suonare”) girerei sempre con la band e non da sola chitarra/voce come spesso, invece, faccio. Salto, dunque, di palo in frasca, nel senso che per cause di forza maggiore mi trovo sempre a vivere la dimensione acustica dal vivo quando invece preferirei di gran lunga portare sul palco le stesse sonorità che ora mi rappresentano bene su disco.

È un rapporto ambivalente con il quale, comunque, convivo con facilità: sono partita dall’elettrico per poi tornare all’acustico e ritornare, infine, all’elettrico/elettronico. Spero di avere in futuro la possibilità di farmi ascoltare maggiormente in questa ultima veste sul palco.

Sei da poco diventata mamma: che impatto ha avuto questa bellissima novità sulla tua musica?

Un impatto direi sconvolgente! Essere mamma ha complicato le cose ma le ha rese anche più leggere, togliendomi di dosso una certa ansia da prestazione che mi sono portata dietro per tanto tempo e che andava di pari passo con una competitività che non mi appartiene: ora partecipo meno a concorsi, e se lo faccio è in maniera davvero sportiva, cercando di assorbire il buono che anche questi contesti possono offrire. Di recente sono stata al Premio Bianca d’Aponte ed è stata una splendida esperienza, condivisa con ottime cantautrici da tutta Italia.

Ogni cantautrice è cresciuta accompagnata da icone musicali: quali sono le donne della musica, ma non solo, che ti hanno ispirata?

Se parliamo di voci femminili sono cresciuta con Mariah Carey, Whitney Houston e Celine Dion: le grandi voci, insomma, della musica internazionale che da bambina ho sempre cercato di emulare. Parlando invece di personalità al femminile, ho amato e amo tuttora moltissimo Patti Smith e Joni Mitchell mentre fra le artiste più recenti adoro Janelle Monae: per me lei rappresenta davvero un’icona di oggi, con due “palle quadrate” (si può dire?), un forte carisma e naturalmente un talento indiscutibile e non solo canoro.

 

Credo che tu sia una bravissima cantautrice: hai mai pensato di scrivere per qualche altro artista e per chi in particolare ti piacerebbe scrivere un testo?

Ti ringrazio davvero delle tue belle parole! Mi piacerebbe tantissimo: in parte lo sto già facendo, molto in piccolo, con alcuni artisti con cui collaboro da alcuni anni, in particolare Roggy Luciano e Casa degli Specchi, due realtà del mondo hip hop ligure-piemontese molto conosciute nell’underground e che mi hanno lasciato carta bianca nella stesura di alcuni ritornelli dei loro pezzi contenuti negli ultimi album. È una direzione, quella autorale, che ambisco di seguire e spero di trovare sempre nuove occasioni per farlo. Cantautori, scrivetemi!

“ah, fai la musicista! Ma poi che lavoro fai?” è la classica infausta frase che noi musicisti almeno una volta nella vita abbiamo ascoltato. Credi che l’Italia sia un Paese difficile per la musica? In tal senso hai un aneddoto da raccontarci?

Caspita, altro che difficile: oggi vivere di musica è un privilegio per pochissimi e se hai un mutuo da sostenere, una famiglia da mantenere o banalmente bollette da pagare… beh, di sole canzoni non si vive, a meno di riuscire a fare l’autore professionista ad altissimi livelli e anche in quel caso la situazione non è particolarmente rosea.

Io ho scelto di avere fin dall’inizio, un piano B: sono laureata in Informatica, lavoro come software Engineer in una azienda di Imperia e questo mi permette di vivere la musica come un secondo lavoro, perché lo è davvero a tutti gli effetti (tranne, forse, che dal punto di vista economico, ecco). Purtroppo, tanti che si professano “artisti” o “cantautori”, spesso e volentieri hanno le spalle coperte economicamente da famiglie più o meno benestanti oppure, banalmente, lavorano normalmente anche loro (penso a tanti artisti più o meno conosciuti che di giorno fanno gli insegnanti – vedi Cosmo che fino ad alcuni anni fa insegnava regolarmente storia e oggi, per fortuna, può dedicarsi completamente alla musica). E’ un mondo difficile, felicità a momenti e futuro incerto, ma la voglia di portare le proprie canzoni sul palco è troppo forte per rinunciarvi.

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