La musica nuda di Merifiore: la luce che sorride dalla Puglia

Rubrica: La Musica Nuda a cura di Erika Buzzo

 

Ci siamo incontrate di pomeriggio, per farci un caffè (doppio) e quattro chiacchere sul suo percorso musicale. Non sarà conosciutissima nel mercato delle super star, ma la giovane pugliese classe ’92 ha già alle spalle un percorso artistico da capogiro: dopo aver vinto Arezzo Wave ed essere decollata per i palchi di New York, è stata accolta da mamma Caterina “Sugar” Caselli, con la quale ha pubblicato la sigla del programma Sky #SocialFace, dal titolo “Tell Me”.
E poi tanti, tantissimi palchi, in Italia ed Europa, da quello grande grande dello Sziget Festival fino al raccolto Fuori Salone di Milano, passando per molte altre città.
È cresciuta tanto Meri in questi anni: dimenticati i capelli rosa e accolto il viso in un caschetto biondissimo, si siede, sorseggia il caffè e sorride. Le piace la vita, si vede.

Non tutti ti conoscono Merifiore, per questo la mia prima domanda è: chi è Merifiore?

Penso che Merifiore sia una lucciola nelle tenebre, mi viene da dire ciò come prima cosa. Io mi sono sempre sentita una “portatrice sana” di giustizia, di bellezza e di luce. Mi piace portare positività: da buona bilancia, vorrei portare giustizia, stare sempre vicina agli ultimi, perché anche io sono stata un’ultima durante l’adolescenza.

Perché nell’adolescenza sei stata un’ultima?
Semplicemente in adolescenza ero diversa dagli altri ragazzi, avevo altri interessi: considera che ho giocato con le Barbie fino a 13 anni. Ma io di ciò ero orgogliosa.
Questa diversità non la soffrivo, anzi, ne andavo fiera. A prescindere dagli insulti, dagli sfottò, sapevo che un giorno mi sarei riscattata. Dopo l’adolescenza hai lasciato la Puglia e sei salita a Milano, patria della diversità.

Come è stato questo passaggio?

Milano è sempre amore e odio, anche dopo 3 anni. Il primo anno è stato il passaggio dai ritmi lentissimi e calmissimi del sud a quelli frenetici di questa città, sicuramente la più internazionale d’Italia, la più veloce. È stato un cambiamento difficilino, ma una volta abituata al sistema e “presa la mano” mi rendo
conto che non riesco più a tornare indietro. Lei (Milano) mi fa funzionare e io l’adoro per questo (anche se poi la odio quando mi stressa).

Ti capisco, eccome se ti capisco. Hai scritto una canzone che parla di ansia, una “patologia” abbastanza comune, soprattutto nelle città molto frenetiche.
L’Ansia è il mio manifesto (sorride). Io sono una persona esagitata, con accezione positiva, sia chiaro. In questo brano racconto di un’ansia positiva, infatti inizialmente il titolo era “L’ansia – di un approccio”, perché descrive il momento in cui si approccia per la prima volta con la persona
che ci piace, provando quell’imbarazzo sano e bello di non saper che dire. “Le parole inciampano, si muovono male, ma in fondo è normale, lo sai”
Insomma, è un’ansia tipo farfalle nello stomaco… Si, è un’ansia consapevole, che non ti sovrasta.
Se invece sei attore passivo, soccombi sotto di essa. Ad esempio, se senti di avere l’ansia e la alimenti dicendo “oddio ho l’ansia, ho l’ansia, ho
l’ansia”, poi diventa panico ed è un casino.
Come prima di un concerto eh!
Eh si! Prima di un live c’è sempre ansia, ma se un tempo prima dei live vivevo l’attesa nel panico, mi mancava aria e andavo in tachicardia, con gli anni ho imparato a gestirla, con razionalità.

Rimanendo su temi attuali, se potessi scegliere un argomento da trattare in una tua canzone, per quale opteresti?

Effettivamente c’è un argomento che ho molto a cuore e che ho consolidato dentro me confrontandomi con persone che arrivano da diverse parti del mondo: in Italia siamo oggettivamente troppo fissati sul look, su come appariamo.
Mi sono un po’ stancata della scarsità del contenuto a favore di un’estetica e di uno stile pazzesco. Vorrei che tornassimo ad avere più contenuto, anche in una bellissima forma, ma che il focus fosse sul contenuto e non viceversa.

Nella musica è molto importante, lo sai.
Mi rendo conto di essere un po’ controcorrente, ma io sono così. L’immagine è importante, perché è anche sintomo di gusto e di eleganza, però non deve essere sterile e fine a sé stessa.
Milano mi ha insegnato che la forma è contenuto, ma (ride per il gioco di parole) anche il contenuto è contenuto, non so se mi spiego. È talmente bello vivere per vivere e non per apparire! Se devo andare a fare la spesa, per quale motivo devo impiegare tre quarti d’ora per prepararmi! Milano, in questo senso, mi fa perdere un sacco di tempo!

Pensi che all’estero sia diverso?
Beh, sì. In America per esempio vieni valutato in base alla tua professione e alla tua carriera; in UK in base alla tua educazione, provenienza e cognome. Sono un po’ aristocratici in UK. In Italia importa come appariamo. Cioè, è assurdo: non importa che lavoro fai o se sei colto, basta indossare Gucci e allora vali e la gente ti segue.

Rimanendo in tema, come è cambiato il tuo look quando sei entrata in Sugar?
È cambiato parecchio perché mi hanno affiancato delle bravissime stylist, le quali mi hanno aiutato a comprendere la mia identità: prima ero semplicemente un po’ confusa e il loro parere mi ha aiutato a valorizzare la mia immagine.

Siete in tanti a venire dalla Puglia: Negramaro, Serena Brancale, Erica Mou, Caparezza e
molti altri. Come mai secondo te?
Secondo me il merito è della terra. C’è tanta bellezza, tanti bei luoghi. E poi tanta contaminazione: Lecce, ad esempio, è una città molto propensa alla contaminazione, anche nella moda c’è molto contatto con il nord.
Inoltre, la gente della Puglia è stupenda: ricordo sempre quando i miei venivano a Milano a trovare degli amici meneghini e si fermavano per strada ad ammirare i pioppi. Gli amici milanesi chiedevano stupefatti “Ma non avete alberi in Puglia?” Siamo così, semplici, con uno sguardo rivolto verso la natura e la bellezza.

Domanda fondamentale Meri. Che cos’è per te la musica nuda?
Ci stavo pensando. Per me la musica nuda è quando ti succede qualcosa e provi una necessità improrogabile di riportarla in musica. Il primo stimolo, quel momento in cui hai una percezione e l’urgenza di scrivere: la musica  spogliata di tutto che ritorna ad essere l’idea.

Torniamo quindi alla musica vestita: progetti musicali in cantiere?
Sono molto felice di annunciare che stanno succedendo delle cose, che sto lavorando su nuove canzoni con un team selezionato e soprattutto entusiasta quanto me. E poi ci sono sempre tantissime date live.

Ultima domanda. Se dovessi scegliere un artista italiano con cui collaborare?
Con Ghali, ci credi? Vorrei conoscerlo e mi piacerebbe tantissimo fare il ritornello di un suo brano. È già finita l’intervista? È stato bello!
Anche per me Merifiore e non vedo l’ora di sentire cosa bolle in pentola.
Per ora ascoltiamoci Tell me!

Video Tell Me

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