L’Avv. Valentina Ruggiero e la violenza sulle donne

L’Avv. Valentina Ruggiero non è solo un avvocato molto noto, ma è da sempre una delle principali protagoniste dell’impegno contro la violenza sulle donne. Un impegno concreto, fatto nelle aule di tribunale, che l’ha vista negli scorsi anni anche essere tra i primi avvocati del Telefono Rosa. Sul tema si parla tanto, purtroppo non sempre con la necessaria competenza, per questo abbiamo voluto fare due chiacchiere con lei, per capire davvero cosa accade e cosa si può fare di concreto per prevenire.

 

1) Sui dati c’è molta confusione, ci aiuti a fare chiarezza. La violenza sulle donne è significativamente diminuita in Italia?

Purtroppo, gli ultimi dati diffusi dall’Istat (report diffuso ad agosto 2019, relativo al primo semestre dell’anno) continuano a disegnare un Italia in cui le diverse forme di violenza sulle donne, siano queste sessuali, fisiche o psicologiche, continuano ad essere largamente diffuse, anche se i numeri sembrano essere in leggero calo. Si parla di quasi 7 milioni di donne tra i 16 e i 70 anni che, almeno una volta nella vita, abbiano subito una forma di violenza (20,2% fisica, 21% sessuale con casi nel 5,4% di violenze sessuali gravi, come stupro e tentato stupro).

Va detto, però, che è molto difficile fare una reale fotografia del fenomeno. Spesso ci troviamo di fronte a dati prodotti da istituti diversi, che registrano cifre discordanti. Inoltre, molti episodi non vengono denunciati e passano sotto silenzio, perché la vittima ha paura di ripercussioni per lei e per i propri cari, o perché prova vergogna o pensa di essere in qualche modo colpevole e teme il giudizio sociale.

 

2) Secondo lei quali sono i fattori che sono stati decisivi?

Credo che molto sia dovuto ad un cambiamento social diffuso, che ha portato le donne a raggiungere una maggior consapevolezza del fenomeno e degli strumenti a sua disposizione per uscirne.

Sono sempre di più le donne che decidono di mettere fine a relazioni violente, allontanandosi dal marito o dal compagno, mentre in passato, soprattutto in presenza di figli, la tendenza era quella di “sopportare” per il bene della famiglia, che doveva restare unita, nonostante tutto.

L’introduzione di strumenti normativi, come la legge contro lo stalkig, o il recente provvedimento Codice Rosso, contribuiscono a infondere coraggio nelle vittime, che sanno di poter contare sulle forze dell’ordine in fase di denuncia, e su associazioni e strutture come le case-famiglia per la fase immediatamente successiva.

Creare informazione e comunicazione intorno all’argomento è sicuramente importante, ma forse sarebbe opportuno introdurre lezioni di educazione relazionale e sessuale anche nelle scuole. I ragazzi e le ragazze in fase adolescenziale e preadolescenziale hanno bisogno di risposte, di punti di riferimento. Dobbiamo insegnare loro a rispettare l’altro in un rapporto di coppia, ad accettare la fine di una relazione e, soprattutto, che l’amore violento non è amore, e che qualsiasi forma di violenza va sempre condannata e, soprattutto, denunciata. In questo modo, aiuteremo le donne di domani ad essere più consapevoli e gli uomini di domai ad essere più rispettosi.

 

3) Da tempo sta conducendo una campagna di informazione sugli strumenti che la legge mette a disposizione delle donne vittime di violenza ma che sono poco conosciuti, ce ne può parlare?

In ambito civilistico, non molte persone conoscono l’istituto dell’ordine di allontanamento del soggetto violento, introdotto nel codice civile nel titolo IX bis, Ordini di protezione contro gli abusi familiari. L’art. 342 bis e seguenti del codice civile, prevedono che in caso di provata condotta del coniuge o del convivente che sia pregiudizievole alla propria integrità fisica o morale, o alla libertà, si può ricorrere al Giudice Civile immediatamente, anche prima di separarsi giudiziariamente. L’episodio violento, se denunciato penalmente, seguirà il percorso penale. La vittima delle violenze, avendone le prove, può anche rivolgersi al Giudice del Tribunale Ordinario, e poi, successivamente, potrà presentare al giudice il ricorso per separazione. Una volta presentato il ricorso, il Giudice provvede immediatamente, accertando sulla base dei documenti e/o inaudita altera arte, o con la convocazione personale di entrambe le parti, la condotta pregiudizievole del soggetto, e ne dispone l’allontanamento immediato e il divieto di avvicinarsi ai luoghi abitualmente frequentati dal soggetto istante e dai figli. Tale provvedimento, stabilisce anche la durata dell’ordine, fino ad a un anno, salvo la proroga per gravi motivi.

Nel frattempo, la parte debole potrà procedere alla separazione. Questo rimedio civilistico è una soluzione efficace e, soprattutto, immediata. Ciononostante, tale strumento è ancora poco conosciuto dalla maggior parte delle vittime e poco utilizzato.

 

4) E perché secondo lei questi strumenti non sono utilizzati?

Per la massima parte penso che dipenda da motivi economici. Promuovere più  azioni legali ha un costo rilevante.

E solo in alcuni casi perché  le persone si rivolgono a professionisti non specialisti.

 

5) Cosa dovrebbe fare quindi una donna che ritiene di essere vittima di violenza?

Deve immediatamente allontanarsi dal soggetto violento ed evitare ogni futuro incontro o contatto. Questo è il primo importantissimo passo da fare, non solo per porre fine agli episodi violenti, ma anche per garantire l’incolumità della vittima.

La seconda cosa, anche questa molto importante, è quella di recarsi presso le forze dell’ordine e sporgere denuncia. Si può scegliere di affidarsi ad un legale, che provvederà a consigliare la donna sulle procedure da seguire, o scegliere di intraprendere il percorso autonomamente, l’importante è denunciare.

La donna dovrà, poi, trovare un nuovo posto presso il quale stare, possibilmente, che non sia facilmente intuibile dal suo molestatore. Se non si ha la possibilità di farsi ospitare da amici o parenti, si può chiedere aiuto alle associazioni sul territorio, alcune delle quali forniscono anche un kit con beni di prima necessità, così che non si debba tornare a casa per prenderli, o alle case-famiglia.

 

6) Ma esiste anche la violenza psicologica, molto più difficile da individuare e prevenire. Cosa secondo lei è possibile fare?

Ancora una volta, torno a ribadire l’importanza di allontanarsi dai soggetti violenti e che hanno un effetto tossico sulle nostre vite. La violenza psicologica non è meno grave di quella fisica, e può avere conseguenze tragiche. Ciononostante, ancora oggi continua ad essere sottovalutata, poiché non lascia segni fisici sul corpo di chi la subisce. O meglio, non lascia segni fatti da altre persone, ma certamente lascia la sua impronta sul fisico di chi ne è vittima. Disordini alimentari, che portano a un brusco aumento o perdita di peso, caduta di capelli, autolesionismo, disturbi psicosomatici come eruzioni cutanee o malesseri gastro intestinali, e la lista è ancora lunga.

C’è bisogno di una maggior capillarità del sistema di assistenza e prevenzione. Chi è vittima di abusi psicologici, deve poter pensare di avere un porto sicuro dove andare a rifugiarsi, e dove trovare personale esperto e competente che possa aiutarla ad uscire da quella situazione.

Negli ultimi mesi dello scorso anno, in Irlanda è stata approvata una legge ad hoc sul tema, contenuta all’interno del Domestic Violence Act 2018, che punta a contrastare il controllo psicologico coercitivo in un contesto intimo, che il partner più forte esercita prepotentemente su quello più debole, tutelando anche le coppie non sposate o che non vivono insieme.

Credo che sarebbe opportuno adottare un provvedimento simile anche nel nostro paese.