Donne che amano gli stronzi di Sumitra Patrizia Beni

Come trasformare i legami sbagliati o liberarsene definitivamente. Di Sumitra Patrizia Beni

Quante di noi passano la vita a rincorrere uomini che se ne vanno, o accanto a uomini dispotici, narcisi, manipolatori, infedeli, inconcludenti?

E ci chiediamo: possibile che gli stronzi li trovi tutti io?

Non diamo la colpa al destino: dietro il nostro essere comprensive e disponibili fino all’autolesionismo, nascondiamo infatti errate convinzioni che fanno emergere il peggio di noi e di chi ci sta accanto.

Questo libro è per quelle donne che vogliono capire che cosa rende la loro relazione sbagliata. Allo scopo di correggerla, trasformarla, o magari chiuderla e iniziare una nuova vita: più felice e senza uno “stronzo” al fianco.

Con questo libro imparerai:

un percorso di crescita e rinascita
la genealogia dei tuoi comportamenti
come riconnetterti con la tua parte femminile

…e molto altro ancora.

ISBN: 978-88-3380-028-8
Numero pagine: 210
Prezzo: €13.90

Leggi un estratto del libro:

Nell’universo maschile “l’essere stronzi ” può avere innumerevoli declinazioni e infinite sfumature: mettere tutti nello stesso calderone può quindi essere superficiale e pressapochista. Uno stronzo che entra per primo in un ristorante e poi lascia che la porta vi si stampi sul naso è diverso da quello che scappa da una relazione perché non vuole legami seri, così come uno stronzo che, dopo una separazione, dimentica di avere responsabilità nei confronti dei figli è molto diverso da quello che va al derby il giorno del vostro anniversario.

Scoprire chi siamo davvero

 

Se qualcosa accomuna tutti questi uomini, non è l’essere semplici canaglie, ma è il fatto di farvi vivere relazioni insoddisfacenti. Moltissime donne sono scontente del rapporto con il loro partner, forse la maggior parte di noi è insoddisfatta della propria relazione. Ma bisogna essere consapevoli del fatto che siamo noi a ripetete all’infinito gli stessi meccanismi che portano all’insoddisfazione. E che questi meccanismi sono dettati dal nostro giudice interiore, ossia da quell’insieme di regole, atteggiamenti, protezioni e barriere morali che abbiamo edificato nei primi anni di vita e che, fino alla fine dei nostri giorni, se non verranno smascherati e trasformati, stabiliranno i nostri codici di condotta.

 

Perché scegliamo sempre uomini che se ne vanno?

 

Perché sprofondiamo nello stesso tipo di relazione con uomini indecisi, narcisi o manipolatori?

 

È il giudice interiore che, fino a quando non possediamo gli strumenti per impedirglielo, replicherà le stesse modalità e gli stessi errori che ci hanno portato tra le braccia dell’uomo sbagliato o che hanno determinato la fine della relazione precedente.

 

La prima cosa da fare, quindi, è andare a vedere chi davvero siamo. Se fossimo un computer, dovremmo analizzare il nostro sistema operativo; anche per quanto riguarda noi esseri umani, comunque, è possibile fare un’operazione simile, per capire quale sia il software che gestisce le nostre azioni e le nostre emozioni.

 

Se ci analizzassimo, scopriremmo che la maggior parte delle nostre scelte – le strade che abbiamo preso nella vita e quanto quelle strade sono state dolci o impervie – sono strettamente legate a quello che abbiamo appreso, mutuato e copiato dai nostri genitori e dalle persone importanti nei primi anni di vita. Quando avremo imparato a conoscere il nostro software di sistema, capiremo che l’immagine che abbiamo di noi e quello che realmente siamo – ovvero la nostra vera natura — spesso non corrispondono per niente. Ci accorgeremo che, molto probabilmente, per tutta la vita abbiamo indossato delle maschere. E poi, inevitabilmente, ci verrà la tentazione di toglierle quelle maschere, per scoprire finalmente quale sia la vera essenza che inconsapevolmente abbiamo nascosto per tanto tempo.

 

E avremo perfino una risposta a quel quesito che ci assilla fin da quando eravamo ragazze:

 

“Ma perché gli stronzi li trovo tutti io?”

 

Soprattutto, saremo in grado di iniziare un nuovo pezzo di vita: più felici e senza un imbecille al nostro fianco.

 

Innamoramento parte I “Perché proprio lui?”

 

La prima ragione dell’innamoramento è assai poco romantica e ha a che fare con la chimica. In pratica, è il nostro sistema biologico che sceglie l’uomo “giusto” per noi. L’attrazione reciproca, infatti, è provocata principalmente dagli ormoni. Il nostro sistema riconosce come congeniali gli ormoni di un determinato uomo, e non quelli di un altro, perché esistono combinazioni chimiche che sono più favorevoli alla riproduzione degli esseri umani. La vita ha le sue leggi, e milioni di anni di selezione della specie hanno affinato la capacità di individuare il partner biologico migliore per la procreazione di un nuovo essere (chissà se, tra qualche milione di anni, avremo sviluppato le abilità necessarie per sceglierlo anche di buon carattere…).

L’effetto idilliaco “luna di miele”, legato all’innamoramento, ha quindi a che fare con l’attivazione degli ormoni che dovrebbero spingerci a procreare e ci conferiscono passione, attrazione e vitalità. Anche la bellezza dell’atto sessuale è principalmente chimica: la struttura femminile è costruita in modo tale che quando ci innamoriamo – quando, come si usa dire, “ci mettiamo il cuore” – i genitali contemporaneamente si espandono e diventano disponibili a ricevere. Quante volte abbiamo notato che se la connessione tra cuore e organi genitali non c’è — in altre parole, se abbiamo un rapporto sessuale quando non siamo innamorate – l’atto fisico è meno appagante?

 

“L’effetto doping” degli ormoni ci fa sentire speciali, amplia tutte le sensazioni sensoriali: si affinano l’olfatto e il tatto; ascoltare la musica diventa più bello; il cibo ha più sapore. La “droga ormonale” riempie i buchi emozionali che tutte noi abbiamo. Quelle sensazioni – con cui spesso conviviamo – che ci fanno credere di non essere abbastanza belle, di non avere abbastanza valore, di non essere degne d’amore, di non essere sufficientemente intelligenti, semplicemente, scompaiono. Finalmente ci sentiamo giuste, nel posto giusto.

 

Capita però che la persona che amiamo ci lasci, e allora abbiamo l’impressione che si porti via tutta la positività di cui ci ricopriva, e ripiombiamo in quella convinzione dolorosa secondo cui “non abbiamo abbastanza valore”. La stessa intensità che abbiamo sperimentato nelle sensazioni piacevoli, ora le proviamo con le sensazioni spiacevoli.

 

La sofferenza, la preoccupazione, la delusione sono amplificate: dimentichiamo che l’essere degne di amore, la bellezza e l’intelligenza sono qualità che abbiamo dentro di noi. L’amore ci è sempre stato raccontato dai poeti. In verità, almeno nella sua prima fase, è più materia da scienziati. Innamoramento parte II La seconda ragione dell’innamoramento ha a che fare con la replica dei modelli della nostra infanzia o con la reazione a quegli stessi esempi. Perché una donna sceglie o accetta un uomo che non la ritiene all’altezza o la costringe a convivere con un senso di colpa che non le competerebbe? Perché, probabilmente, quello era il tipo di relazione che univa suo padre e sua madre, o perché quella sensazione lei l’ha già vissuta nella sua vita da bambina. La figlia di un padre amorevole e premuroso, si innamorerà probabilmente di un uomo amorevole e premuroso. La figlia di un padre anaffettivo, cercherà un uomo freddo e distaccato o, per reazione a un’infanzia dolorosa, un uomo dal carattere sdolcinato. In entrambi i casi, l’uomo dei suoi sogni non sarà il frutto di una scelta libera ma di una replica o di una reazione.

 

Facciamo un altro esempio piuttosto comune: una donna, figlia di un padre autoritario e misogino, nella sua vita adulta, incontrerà solo uomini autoritari e misogini. O meglio, solo i dispotici, i misantropi, i prepotenti, saranno presumibilmente gli uomini di cui si innamorerà. Ma perché?

 

Questa donna incontrerà centinaia di uomini, eppure solo quelli simili al modello di padre che lei aveva idealizzato – nonostante il genitore avesse un orribile carattere – entreranno consapevolmente nel suo campo visivo (e alcuni in quello relazionale).

 

Cosa che la indurrà a dire, ancora una volta: “Possibile che gli stronzi li trovi tutti io?”.

 

Inconsapevolmente, infatti, è proprio quel tipo di maschio che lei va cercando: sono alcuni gesti, alcune parole, il portamento, il tono delle sue risposte, la naturalezza degli atteggiamenti prevaricatori, che fanno scattare in lei quella sensazione di spazio conosciuto e quindi, illusoriamente, sicuro. Come detto, non si tratta di una selezione consapevole. Anzi, a livello di consapevolezza – e parliamo della consapevolezza più razionale, quella legata alla mente – quella donna scapperebbe più volentieri “a gambe levate” da un uomo che, sicuramente, le farà rivivere lo stesso dolore e la stessa umiliazione provate nell’infanzia. Il problema è che quel tipo di uomo è, tra i tanti, l’unico che lei noterà nel suo cammino. La neuropsicologia la chiama “attenzione selettiva” ed è lo stesso meccanismo che si attiva quando siamo incinte o quando ci viene voglia di comprarci un paio di pantaloni rossi. Ci guardiamo attorno e vediamo solo pance in attesa o donne che indossano pantaloni rossi, come se tutte avessero avuto la stessa idea nello stesso momento. La verità, ovviamente, è che tutte quelle pance e tutti quei pantaloni rossi c’erano anche prima, ma la nostra attenzione selettiva non li aveva registrati.

 

L’attenzione selettiva è un sistema che la mente mette a punto per elaborare solo un numero limitato di informazioni tra i miliardi di stimoli che, costantemente, la bombardano. Gli studiosi di attenzione selettiva la definiscono come «un radar che abbiamo nel nostro cervello e che mostra solo quello per cui è stato programmato». Come sempre, la causa originaria che ha indotto gli esseri viventi a escogitare questo tipo di meccanismo è la sopravvivenza. Identificare in fretta un predatore all’interno dei miliardi di informazioni che possono arrivare contemporaneamente ai nostri sensi, e quindi al nostro cervello, significa avere maggiori probabilità di “farla franca”. Ma il meccanismo non funziona solo per la sopravvivenza. La figlia di un uomo ipocondriaco, ad esempio, avrà uno sguardo privilegiato per gli ipocondriaci che incontrerà nella sua vita.

 

E pur detestando medici e farmacie, riconoscerà quel tipo di uomo come familiare e quindi sicuro. Il suo giudice interiore la indurrà a rivivere lo spazio conosciuto da bambina replicando una relazione con un uomo ansioso e di salute cagionevole. L’attenzione selettiva è lo stesso meccanismo che si attiva quando, arrabbiati con il nostro partner, vediamo in lui solo difetti. All’improvviso spariscono dal nostro campo visivo gli addominali a tartaruga e i modi gentili, mentre entrano prepotentemente nell’inquadratura la sua incapacità di trovare un lavoro ben retribuito e la montagna di calzini usati abbandonata ai bordi del letto. Innamoramento parte III «Convinciti che ami, pur desiderando fuggevolmente, e poi credilo tu stesso». Nella sua Ars Amatoria, Ovidio suggeriva agli uomini le strategie per conquistare una donna, e alle donne i sistemi per sedurre un uomo e per tenerselo stretto. Nella sua esperienza di poeta e amante, Ovidio aveva capito che l’innamoramento è, in gran parte, una questione letteraria. Diceva infatti: «Ama veramente solo colui che riesce a convincerti di ardere di passione». La terza ragione per cui ci innamoriamo è, infatti, puramente romantica. Molti secoli dopo Ovidio, lo scrittore francese Romain Gary ci ha raccontato, in modo illuminante, le diaboliche profondità dell’animo umano. «Non puoi amare una donna o un uomo se non li hai prima inventati», diceva. «Una bella storia d’amore è fatta innanzitutto da due esseri che si inventano». In altre parole: noi vediamo nell’uomo che abbiamo scelto non quello che è veramente, ma la proiezione di quello che vorremmo che fosse. E fino a che continueremo a raccontarci quella storia, fino a che continueremo a fargli indossare quella maschera che abbiamo accuratamente fabbricato, lui risponderà perfettamente ai nostri sogni e alle nostre aspettative e ne saremo perdutamente innamorate. Lo stesso discorso vale invertendo le parti, ovviamente. Fino a quando lui ci vedrà con il filtro di quell’invenzione, noi saremo bellissime e invincibili. Quando, nella coppia, uno dei due o entrambi smetteranno di inventarsi, tutto diventerà più prosaico, e l’innamoramento – o l’amore, se nel frattempo il sentimento si sarà solidificato — si affievolirà o rischierà addirittura di finire.

 

Ma se questa teoria è corretta, la domanda che dobbiamo porci è: “Perché abbiamo inventato proprio lui (e non un’altra persona)?”

 

Per avere una risposta, occorre tornare ai paragrafi Innamoramento I e Innamoramento I