Quando la gravidanza si interrompe: l’aborto spontaneo e il dolore di un lutto.

Rubrica a della Dott.sa Paola Cipriano

Perdere un figlio, nelle prime settimane di gravidanza, è purtroppo un evento abbastanza frequente: il 15/20% circa delle gravidanze si interrompono a causa di un aborto spontaneo.

Quando si parla di emozioni, è importante imparare a chiamare le come con il loro nome poiché questo ci permetterà di elaborare l’evento e costruire un nuovo equilibrio psicologico.

L’aborto è un lutto.

E’ un lutto perché si tratta della perdita di qualcuno che amiamo, che stiamo aspettando, sul quale abbiamo indirizzato la nostra energia psichica.

In ogni cultura il lutto è sempre associato al suo specifico riconoscimento sociale, con tanto di rituali e cerimonie simboliche. Questo, però, non accade per il lutto perinatale

Socialmente è ancora considerato un tabù: nell’immaginario collettivo si fa fatica ad associare il concetto di lutto ad un aborto poiché si pensa che l’embrione (fino all’ottava settimana) o il feto (dall’ottava settimana in poi) non siano ancora una persona cara.

Bisogna considerare, invece, che la gravidanza non avviene solo nel corpo ma soprattutto nella testa. Un bambino non cresce solo grazie ad una placenta che funziona ma anche perché è presente nella mente della donna: lo immagina, fantastica su di lui e sui cambiamenti familiari che ne deriveranno.

Da un punto di vista psicologico i mesi della gravidanza reale contano poco. Ciò che è significativo è quanto era già presente nei pensieri della donna, questo bambino.

Angela (nome di fantasia) reduce da un aborto alla sesta settimana, mi disse : “Già me lo vedevo questo bambino. Nella sua cameretta bianca, con i capelli neri come il papà e la risata cristallina”

Il figlio era già una persona cara, esisteva dentro di lei, dentro il suo corpo e il suo cuore.

Queste donne hanno involontariamente perso un figlio. L’aborto infrange i loro sogni e i loro desideri. Anche se la fine della gravidanza è coincisa con il primo mese, in quel mese “soltanto” c’era già l’origine del dolore legato a quello che sarebbe stato. Un figlio, una famiglia.

Nella nostra società l’aborto nei primi mesi della gravidanza viene banalizzato, ridicolizzato. Negato e ridimensionato.

Quanta violenza sottintendono i gesti e le frasi infelici che le donne devono subire?

“Meglio adesso che alla fine della gravidanza”

“Ma si, tanto sei giovane”

Chi siamo per definire il dolore di qualcun altro?

Si misura il dolore?Ha un peso?

Quanto dura un lutto?

Un lutto non si supera ma si integra alla vita. Si attraversa, ognuno con i suoi tempi e con le proprie modalità.

Una sola regola vale e, al rogo tutti i manuali e i grandi tomi di psichiatria. Diciamolo con le parole di Shakespeare: “Date parola al dolore, il dolore che non parla sussurra al cuore oppresso e gli ordina di spezzarsi”.

E a voi, che desiderate consolare una donna che ha appena subito un aborto, un solo consiglio:

Non rovinate tutto, non cedete alle lusinghe della falsa illusione secondo la quale esisterebbero delle parole giuste capaci di alleviare il dolore dell’altro. Non ci sono.

C’è però la presenza, il coraggio di stare accanto, di continuare ad esserci nonostante tutto. C’è la mano amica che ti abbraccia, ti stringe e ti sa dire Sono qui con te. Non c’è niente che si deve fare ma, insieme, possiamo imparare a stare. E un giorno riemergeremo e riusciremo anche a trovare un senso a tutto questo dolore.

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 Paola Cipriano, psicologa e psicoterapeuta di Milano. Si occupa di sostegno psicologico, percorsi di psicoterapia individuale per adulti. 

Ha approfondito anche l’area della psicologia perinatale occupandosi di sostegno in gravidanza, nel post parto e alla coppia genitoriale. Il suo modello di riferimento è la psicoterapia ad orientamento psicoanalitico relazionale. Nel suo lavoro rivolge l’attenzione alla Persona considerandola come soggetto responsabile, libero e portatore di risorse e possibilità. Qualcuno scrisse che nessun uomo è un’isola: tenendo valida questa metafora ognuno di noi nasce, cresce e si struttura psicologicamente all’interno di relazioni significative e sempre all’interno di esse esprime il proprio modo di essere e la propria sofferenza.

Potete trovare la Dottoressa Paola Cipriano nel suo sito psicologacipriano.it, compilando questo form per informazioni oppure inviate una mail a: dottoressacipriano@gmail.com

 

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