Violenza psicologica: quelle botte senza lividi

6 segnali da non sottovalutare

Articolo a cura della Dott.ssa Maria Cento

 

“Dottoressa come faccio a capire se è pericoloso? Non ho mai subìto violenze vere e proprie ma spesso perde le staffe in un modo che mi spaventa; ma poi penso che alla fine è  solo colpa mia”.

Me ne stavo in silenzio, ascoltandola e riflettendo su quante donne si pongono la sua stessa domanda  e si trovano in un limbo in cui si finisce per non sapere bene se il pazzo è lui o sei tu.

L’abuso psicologico miete vittime silenziosamente, non solo nella relazione uomo-donna, ma anche sul luogo di lavoro o nelle relazioni familiari. La sua caratteristica è quella di non farsi riconoscere. Si alimenta di silenzio e solitudine.

Eppure è un reato.

Eppure solo 11% delle donne sporge denuncia.

Non dovrebbe esserci confusione su ciò che è violenza e ciò non lo è; nella realtà dei fatti,  però, molte donne si trovano in una pericolosa ragnatela relazionale che stringe e fa male, senza lasciare segni evidenti.

Ogni filo di questa ragnatela nasce e dà origine ad una ferita e si posiziona in una trama fatta da abusi  psicologici e verbali accompagnati talvolta da violenza fisica e/o sessuale e il cui esito, la cronaca ce lo insegna, è sempre più spesso infausto.

 

SEGNALI

Poichè non lascia segni, quella psicologica è una violenza difficile da riconscere; non per questo è meno dannosa, non per questo fa meno male. Distrugge dall’interno le proprie vittime, lede la loro persona e la loro identità ed è per questo motivo che è importante imparare a riconoscerla. Le donne esposte ripetutamente a queste violenze sviluppano uno stato di incosapevolezza; il loro Iovienelentamente, ma costantemente,colpito e indebolito, tanto che spesso sono incapaci di riconoscere la disfunzionalità della relazione e ritengono “normali” le manifestaizoni patologiche della stessa.

Vediamo insieme alcuni segnali da non sottovalutare:

  1. denigrazione/umiliazioni: all’interno della relazione psicologicamente abusante la vittima è sottoposta ad attacchi subdoli e difficili da riconscere che  si manifestano con denigrazioni, svalutazioni e umiliazioni continue. Queste violenze verbali si traducono in pensieri negativi che iniziano a farsi strada nella mente delle vittime fino a diventare vere e proprie credenze: ” non sono abbastanza (bella, brava…ecc ecc)” o “non valgo niente” diventano fatti.
  2. terrore dell’abbandono:il partner diventa il fulcro della vita, diventa il fulcro dell’identità al punto che la vittima teme di poterlo perdere e teme che perdendolo di lei “non resterebbe nulla”.
  3. mancanza di interesse per sé e per la propria vita: l’attenzione e le proprie energie vengono totalmente focalizzate sul partner e sui suoi bisogni fino a perdere completamente di vista i propri.
  4. gelosia morbosa: l’uomo psicologicamente violento manifesta spessogelosia immotivatacome tattica di controllo; la persona vittima di queste violenze sviluppa invece una forte gelosia prodotto delle insicurezze che si insinuano a causa del progressivo deterioramento della propria autostima.
  5. isolamento: l’abusante è in genere un abile manipolatoreche fa leva sulle fragilità della sua vittima, induce il partner ad un allontanamento progressivo e sempre più isolante da amici e parenti, arrivando ad avere il pieno controllo sulla persona.
  6. stato di allarme: la vittima vive nella paura di perdere il centro della propria esistenza, in uno stato di allerta continua e di terrore che provoca stress e ansia e induce ad aumentare il controllo all’interno della relazione stessa.
  7. relazione simbiotica:come se al di fuori di quella relazione non esistesse, la vittima perde i confini tra sè e l’altro e vive in uno stato fusionale e invalidante.

 

 

Il perpetrarsi di denigrazioni, umiliazioni e isolamento produce un deterioramento dell’autostimatale che spesso chi è invischiato in questo tipo di rapporto finisce con il pensare di essere il problema, e si sente colpevole.

Si alternano quindisentimenti di colpa, rabbia e tristezza.

 

CONSEGUENZE

Le conseguenze di una relazione così tossica possono riguardare corpo e mente: disturbi alimentari, dipendenza, depressione e ansia sono solo alcune di queste.

Inoltre le vittime di violenza psicologica, spesso, anche dopo essere uscite da questo tipo di relazione,  sviluppano manifestazioni sintomatiche più sottili ma non prive di conseguenze.

  • bisogno dell’approvazione altrui: l’autostima è minata a tal punto da non ritenersi più capaci di prendere decisioni automamente.
  • rabbia: è normale che le vittime reduci da una relazione abusante provino sentimenti contrastanti verso se stesse e il proprio abusatore. Nel tempo la rabbia e l’ostilità possono trasformarsi in senso di colpa e ostilità verso se stessi, determinando frustrazione e irrequietezza.
  • difficoltà relazionali:riuscire a fidarsi nuovamente è difficile; la scarsa autostima e l’insicurezza rendono la persona diffidente della propria capacità di giudizio e delle altre persone.
  • congelamento emotivo:molte vittime scelgono (inconsciamente) di non sentire più; alzando un muro di protezione da emozioni positive e negative.

 

 

E’ chiaro che i danni derivanti da questo tipo di violenze, prodromo spesso di violenza fisica, possono essere devastanti per l’integrità psicofisica della persona; è quindi importante chiedere aiuto e poter intervenire tempestivamente.  Per questo ci si può rivolgere al Centro AntiViolenza della propria città o si può chiamare il 1522, attivo 24 h su 24, gestisce e raccoglie le richieste d’aiuto delle persone vittime di violenza.

 

Vi lascio con una citazione social:

“Una donna non dovrebbe mai difendersi da chi ama. Questa è la prima e unica regola che un vero uomo conosce.”
(CannovaV, Twitter)

 

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Dott.ssa Maria Cento, Psicologa

Ipnosi Clinica Neo-ericksoniana. Terapeuta EMDR

 

riceve su appuntamento:

c/o psicologi del Benessere – via Camillo Hajech 10 – Milano

telefono: 333 72 74 839

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